Purgatorio

di operanoir

Sono morta…o forse no. Forse è una morte indotta, non fisica ma mentale.

Espiazione. Dante parlava del purgatorio come un luogo di espiazione. Sono dentro al luogo

della mia personale espiazione.

Sono dentro questa stanza, quadrata piccola , bianca.

Solo mura e pavimento, bianchi. Bianca è la mia veste.

Assenza totale di suono, isolamento. Un giorno ho deciso di farmi rinchiudere qua.

Per buttare fuori tutto il veleno, prima di accedere ad una nuova vita, al paradiso.

Solo una brocca , un liquido bianco. Bevo e sudo, bevo e vomito, butto fuori tutto quello che c’è nel mio corpo, assieme all’anima. Tutto fluisce via, nel buco al centro della stanza.

Non ci sono giorni, non ci sono ore, solo cicli di purificazione. E ad ogni ciclo, svanisce ogni cosa, i ricordi, il dolore , il piacere. Sto cercando l’assenza totale.

Il tempo non esiste più, sto nel niente , in attesa di tornare pura, in attesa che la stanza si apra.

Prima o poi.

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