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Per scrivere qualsiasi cosa sull'oscurità devi avere una buona parte di anima che ci vive dentro

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Purgatorio

Sono morta…o forse no. Forse è una morte indotta, non fisica ma mentale.

Espiazione. Dante parlava del purgatorio come un luogo di espiazione. Sono dentro al luogo

della mia personale espiazione.

Sono dentro questa stanza, quadrata piccola , bianca.

Solo mura e pavimento, bianchi. Bianca è la mia veste.

Assenza totale di suono, isolamento. Un giorno ho deciso di farmi rinchiudere qua.

Per buttare fuori tutto il veleno, prima di accedere ad una nuova vita, al paradiso.

Solo una brocca , un liquido bianco. Bevo e sudo, bevo e vomito, butto fuori tutto quello che c’è nel mio corpo, assieme all’anima. Tutto fluisce via, nel buco al centro della stanza.

Non ci sono giorni, non ci sono ore, solo cicli di purificazione. E ad ogni ciclo, svanisce ogni cosa, i ricordi, il dolore , il piacere. Sto cercando l’assenza totale.

Il tempo non esiste più, sto nel niente , in attesa di tornare pura, in attesa che la stanza si apra.

Prima o poi.

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Scrivere Di Oscurità

Per scrivere qualsiasi cosa sull’oscurità devi avere una buona parte di anima che ci vive dentro. Che si bea della dolcezza della melanconia che essa porta con se, che ne riconosce la bellezza .Deve essere come una droga che ripudi ma della quale non puoi farne a meno. Atteggiarsi e basta senza sentirla produce solo opere scadenti , infarcite di luoghi comuni, che oramai sono più utilizzati di una vecchia puttana di bordello. Qualcuno diceva che se guardi a lungo nell’abisso esso poi vorrà guardare in te. Non puoi scrivere ne raccontare dell’inferno se non ci hai mai camminato. Ne descrivere l’ardore delle fiamme se non ne hai una ustione. Non si può descrivere ciò che non si vive . Risulterà sgradevolmente ridicolo .